Laboratorio didattica della storia

Il laboratorio storico rappresenta un’applicazione del costruttivismo, riprendendone gran parte delle finalità  e dei metodi.

Cos’è un laboratorio storico?

Le definizioni possibili sono diverse:

  • è il luogo della memoria, perchè conserva la documentazione raccolta, le proposte didattiche, le bibliografie, i dati sui siti Internet, le esperienze prodotte dagli studenti, che possono diventare a loro volta fonti per ulteriori ricerche.
  • è anche una pratica didattica che utilizza i documenti fra le fonti della ricerca storica nel percorso di ricostruzione ed interpretazione dei fatti storici, intesi non solo come avvenimenti cronologicamente datati, ma come insieme di fatti culturali, sociali ed economici.
  • Il laboratorio storico coinvolge docenti di diverse discipline e si esprime nella programmazione multidisciplinare con pluralità  di approcci al tema su cui si svolge la ricerca ed alle varie tipologie di documenti per cui servono proprio le competenze dei diversi insegnanti.

Perchè il laboratorio storico?

Perchè non può continuare la reiterazione ciclica dello studio della storia dalle origini al presente, la continua riproposizione di un teleologismo eurocentrico.

La nuova didattica propone di passare dalla storia-racconto alla storia-problema con il laboratorio, dove il saper fare acquista rilievo in campo storico. Il valore formativo della storia non è più da ricercare nell’accumulo di nozioni effimere nella memoria, ma nello sviluppo delle capacità  che consentono di “pensare il passato”.

Freinet affermava che “il processo della conoscenza nasce dall’emozione, dall’azione, dalla scoperta” in un lavoro di gruppo, dove avviene il passaggio dal fare al pensare, dando significato all’esperienza e basi concrete al pensiero.”

(Domenico Canciani, Dal fare insieme al pensare sul fare, Comunicazione educativa, n.4, 1994)

Il laboratorio storico permette la conoscenza della storia in presa diretta, mediante lettura, comprensione e confronto di documenti: abilità  tipiche del lavoro dello storico, che favoriscono l’acquisizione del metodo critico, obiettivo fondamentale dell’insegnamento di questa disciplina.

Come si lavora sui documenti?

Secondo il seguente schema:

  • trascrizione e comprensione del testo,
  • analisi ed interrogazione del documento per l’acquisizione di informazioni offerte dalla presenza o dall’assenza di dati,
  • formulazioni di ipotesi interpretative,
  • ricostruzione del fatto anche attraverso il confronto con altri testi.

(Cristina Rossetti e Sparta Tosti, Un’esperienza didattica di laboratorio storico nella scuola media, in”Scuola e Didattica”, n.4, La Nuova Italia, 1999)

Come si allestisce il laboratorio?

  • Ruolo dei docenti: progettisti, organizzatori dell’apprendimento degli studenti,
  • definizione di mappe concettuali, saperi e abilità  cognitive e operative,
  • composizione di temi in sistemi di conoscenza della storia nella dimensione della contemporaneità ,
  • mediatori didattici di saperi specialistici finalizzati all’apprendimento degli studenti,
  • predisposizione di operazioni cognitivo-metodologiche,
  • comunicazione e sperimentazione di procedure,
  • progetti di itinerari didattici

Obiettivi principali:

  • uso delle fonti,
  • ricerca storico-didattica.

Metodo di lavoro:

  • intreccio tra sapere cognitivo e saper fare,
  • strumenti conoscitivi e metodologie storiografiche finalizzati a un percorso di ricerca sperimentabile dagli studenti con la cooperazione degli insegnanti,
  • fare storia: studenti e docenti ricercatori, protagonisti del percorso di conoscenza storica.

(Laurana Lajolo, Allestire il laboratorio, http://www.novecento.org)

Curricolo e nuove tecnologie informatiche.

I nuovi ambienti della comunicazione informatica tendono a facilitare dei processi di scrittura, permettono di scardinare la rigida struttura lineare e sequenziale del testo cartaceo tradizionale (ipertesti e ipermedia), incoraggiano forme di integrazione dei dati testuali, iconici, audiovisivi in linguaggi di tipo multimediale, sollecitano forme di scrittura collaborativi e favoriscono attraverso gli strumenti telematici una rapida e più estesa condivisione dei risultati della ricerca (Internet) e soprattutto incidono sui modelli cognitivi posti in azione nella dimensione comunicativa.

Lo storico è quindi indotto a riflettere e forse a ripensare i metodi della ricerca e di elaborazione dei dati, a rivedere i modelli della costruzione testuale del sapere storico, a ripensare le forme della condivisione e della diffusione dei risultati dl proprio lavoro.

A quali condizioni queste tecnologie informatiche possono incidere e in che modo sui processi di formazione storica e su quelli dell’insegnamento/apprendimento della storia? E’ utile o forse anche necessaria l’introduzione dell’uso del computer nelle pratiche didattiche?

Le nuove tecnologie a sostegno dei processi di insegnamento/apprendimento della storia.

Il computer e le tecnologie software che lo supportano possono rappresentare un valido strumento di sostegno e facilitazione dei processi di insegnamento/apprendimento della storia centrati sulle operazioni cognitive.

Infatti la ricchezza e la varietà  delle funzioni che esso può restituire costituiscono le strumentazioni di base per la gestione delle operazioni cognitive tipiche della conoscenza storica. E sono proprio le funzioni di aiuto a pensare e ad analizzare le informazioni secondo le categorie storiografiche, in imprese collaborative di progettazione e di costruzione della conoscenza, che possono fare del computer un media di elaborazione cognitiva in campo storiografico.

Archivi elettronici e ambienti ipermediali costituiscono le tipologie di software dove esercitare e sviluppare le principali funzioni cognitive per l’educazione storica.

(Clio’92, Le tesi sulla didattica della storia, tesi n.13, http://www.clio92.it/?area=2&menu=9 )

Riferimenti bibliografici essenziali sul laboratorio storico:

RAFFAELLE LAMBERTI, Sulla didattica della storia nella scuola secondaria, in “Italia contemporanea” n.132, Milano INSMLI 1978.
SCIPIONE GUARRACINO, Didattica della ricerca e laboratorio di storia, in “In/formazione” n.6, 1984 (ripubblicato in Scipione Guarracino, La realtà  del passato, Ed. Scolastiche Bruno Mondatori, Milano 1987)
ANTONIO BRUSA, Il laboratorio storico, La Nuova Italia, Firenze 1991.
AURORA DEL MONACO, Dove si costruisce la memoria. Il laboratorio di storia, in Quaderno n.5, Roma, MPI Direzione Classica, 1994.
LINA SANTOPAOLO, Attività  didattiche e laboratorio, in Flavia Marostica (a cura di), Apprendimento e cultura storica: esperienze e spunti per la progettazione, IRSSAE E.R., Bologna, 1997.
CESARE GRAZIOLI, Un’esperienza di laboratorio didattico sulla storia nelle scuole superiori, in “Sensate esperienze”, n.41, 1998.
LAURANA LAJOLO, I giovani e il senso del tempo. La storia del ‘900 a scuola, in “Storia e problemi contemporanei”, n.21, Ancona, Istituto Storia Marche, 1998.
LAURANA LAJOLO, Progetti per imparare la storia del ‘900: il laboratorio di didattica della storia, in “Asti contemporanea”, n.6, Asti, Israt, 1999.
MARIO PINOTTI, Il laboratorio e la sua polisemia, in www.novecento.org
GIUSEPPE DEIANA, Il laboratorio di storia, Unicopli, Milano 2000.

Altri scritti su questo tema appaiono nei siti:

http://www.novecento.org/frame_lab.html
http://bibliolab.web.ctonet.ot/labstoria_teoria/approfondimenti1.htm.

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